Cofanetto-Reliquiario

“Un dono nuziale diventato reliquiario”

  • avorio e osso intagliato, legno intarsiato, ferro
  • sec. XV, primo quarto
  • bottega dell’Italia settentrionale (maniera degli Embriachi)

 

La futura sposa di una giovane coppia di fidanzati appartenenti alle famiglie Pallavicino e Coiro, importanti casate parmensi, ricevette in regalo un prezioso cofanetto destinato a contenere, secondo la tradizione, i doni nuziali.

Fu proprio una di queste famiglie che, in segno di devozione, recò il cofanetto in dono alla cattedrale di San Donnino, dove fu apprezzato per la straordinaria bellezza e adibito a contenitore per reliquie, anche se attualmente non ne contiene.

Non era raro infatti che oggetti profani come gli scrigni portagioie, una volta compiuta la loro funzione di dono nuziale, venissero riutilizzati come oggetti a carattere devozionale.

Il cofanetto è un esempio di una tipologia molto diffusa in Europa nel XIV e XV secolo e il cui uso è ben documentato tra le famiglie benestanti.

È realizzato con diversi tipi di legno (bosso, pero e pioppo), tinto e intarsiato “alla certosina”; internamente è rivestito di seta rosa. Esternamente è decorato con placchette d’avorio e osso intagliato che raffigurano, su tutti i lati, uomini e donne in atteggiamenti galanti, protetti da figure femminili armate di clava e scudo situate negli angoli.

Il coperchio presenta, sui lati maggiori, coppie di genietti alati nudi e fluttuanti che reggono un disco su uno sfondo a foglie di rosa; sui lati minori erano dipinti gli stemmi a mandorla delle famiglie degli sposi. Questi, documentati in un inventario dei beni della cattedrale di Borgo San Donnino del 1473, sono progressivamente scomparsi: infatti da un successivo inventario, del 1934, risulta ancora visibile solo quello dei Pallavicino.

Celebre nella produzione di oggetti d’avorio intagliato sia religiosa (dittici, trittici, grandi polittici) sia profana (cassettine per gioielli, pettini, specchi) fu l’atelier degli Embriachi, famiglia forse d’origine genovese, attiva a Firenze e a Venezia dalla fine del sec. XIV alla prima metà del XV.

APPROFONDIMENTO

Embriachi o Obriachi (sec. XII): Famiglia di origini fiorentine trasferitasi a Venezia, in seguito all’esilio politico, dove fondò una bottega che si specializzò nell’utilizzo e nella lavorazione dell’avorio per la produzione di oggetti pregiati di piccole e medie dimensioni che diventò ben presto assai richiesta in tutta Europa.

 

Intarsio “alla certosina”: tecnica decorativa del legno importata dagli artigiani arabi e conservata dai frati dell’ordine di San Bruno. Essa consiste nel intagliare il legno in piccoli tasselli geometrici i quali vengono successivamente messi insieme senza l’utilizzo di collanti. Nei primi anni del suo sviluppo (XIV-XV secolo) si utilizzò esclusivamente su legno, ma con l’avanzare dei secoli si cominciò ad utilizzare su avorio e madreperla nelle botteghe più prestigiose come quella dei Obriachi.