Deposizione di Gesù Cristo nel sepolcro di Andrea De’Ferrari

“Esempio di deposizione del 1600, fedele rappresentazione dell’episodio evangelico”

  • olio su tela
  • prima metà sec. XVII
  • Giovanni Andrea De’ Ferrari (Genova, 1598 – 25 dicembre 1669)

 

Il dipinto rappresenta la deposizione del corpo di Cristo nel sepolcro dopo essere stato tolto dalla croce. Il Cristo morto è adagiato sul lenzuolo procurato da Giuseppe d’Arimatea, che è raffigurato a destra con in mano la tenaglia usata per strappare i chiodi dalla croce.

Gesù è sorretto a sinistra da Nicodemo, vicino al quale è posto il vaso degli unguenti, mirra e aloe, con cui si cospargeva il corpo dei defunti; Maria di Magdala è raffigurata mentre, prostrata ai piedi di Gesù, li bagna con le sue lacrime; in secondo piano sono visibili la Madonna dolente, seduta su un alto sgabello, e un’altra donna, forse Maria di Cleofa.

Furono gli studiosi Giovanni Godi e Giuseppe Cirillo, nel 1984, ad assegnare questo dipinto al pittore genovese Giovanni Andrea De’ Ferrari nonostante l’assenza di documenti d’archivio.

Sappiamo, però, che l’opera fu donata alla chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista di Siccomonte (PR) dalla famiglia di antiquari genovesi Parodi e solo successivamente venne collocata nel Museo Diocesano di Fidenza per la sua migliore custodia e valorizzazione.

Questa opera merita di essere messa in luce all’interno del percorso museale in quanto è possibile confrontarla con altre opere sullo stesso tema iconografico trattato da pittori di diverso ambito geografico-culturale.

APPROFONDIMENTI

Giuseppe D’Arimatea: Menzionato nel Nuovo Testamento, dove viene descritto come un uomo ricco e proprietario terriero che sedeva nel Sinedrio (supremo Consiglio ebraico)Ricorre alla sua posizione altolocata per ottenere da Pilato il corpo di Gesù che, secondo le abitudini dei romani, sarebbe stato seppellito in una fossa comune. Ottenuto il corpo, Giuseppe lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, fatto scavare nella roccia.

 

Maria di Magdala: Maria Maddalena o di Magdala, secondo il Nuovo Testamento è stata un’importante discepola di Gesù. Venerata come santa dalla Chiesa cattolica, che celebra la sua festa il 22 luglio, la sua figura viene descritta sia nel Nuovo Testamento sia nei Vangeli apocrifi. Maria di Magdala fu tra le poche persone a poter assistere alla crocifissione.

 

Maria di Cleofa: Discepola di Gesù presente durante la sua passione. Viene ricordata dalla Chiesa cattolica come santa il 24 aprile assieme a santa Salome.

 

Attribuzione dell’opera: Non conosciamo l’autore del dipinto, in quanto non si sono conservati documenti d’archivio, anche se la dott.ssa Lucia Fornari Schianchi lo attribuì ad un allievo di Gioacchino Assereto (Genova, 1600 – 28 giugno 1649) e gli studiosi Giovanni Godi e Giuseppe Cirillo lo assegnarono, nel 1984, al pittore genovese Giovanni Andrea De Ferrari.

 

Gioacchino Assereto: Pittore italiano del Seicento, nasce a Genova e qui si forma artisticamente, prima sotto la direzione di Luciano Borzone (1590-1645), e successivamente con Andrea Ansaldo (1584-1638), entrambi pittori genovesi.

 

Lucia Fornari Schianchi: è stata Soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico di Parma e Piacenza, e anche, seppur per meno anni, di Siena e Grosseto.