Deposizione di Gesù Cristo nel sepolcro di Vincenzo Campi

“Una particolare interpretazione delle scritture evangeliche: la deposizione di Vincenzo Campi”

  • olio su tela
  • sec. XVI
  • attribuito a Vincenzo Campi (Cremona, 1536 – 1591)

 

Nella Deposizione di Vincenzo Campi viene raffigurato l’atto di sepoltura del corpo di Cristo, ma non come è descritto dagli Evangelisti, cioè alla presenza di sette personaggi: Giuseppe d’Arimatea, Giovanni, Nicodemo, la Madonna, Maria Cleofe, Maria Maddalena e Maria Salomè. L’autore sceglie di raffigurare il corpo di Cristo sorretto da due angeli, anziché da Nicodemo e Giuseppe d’ Arimatea, come narrato nei Vangeli. Alle spalle delle figure angeliche compaiono due personaggi “classici”: Giuseppe d’Arimatea e la Madonna dolente.

Questa particolare interpretazione delle Scritture, caratterizzata dalla presenza degli angeli, viene chiamata Pietà perché il dipinto non rappresenta il racconto storico-evangelico della morte di Gesù, ma una scena in cui gli angeli offrono il corpo martoriato di Cristo alla devozione e alla pietà dei fedeli.

L’opera, non firmata, viene attribuita a Vincenzo Campi e riconosciuta come replica, con appena alcune differenze, della Deposizione eseguita e firmata dall’artista, conservata nella chiesa parrocchiale di Bordolano (Cremona).

Il dipinto proviene dalla chiesa parrocchiale San Cristoforo di Vidalenzo, in  provincia di Parma, appartenuta fino al 1601 alla Diocesi di Cremona.

APPROFONDIMENTO

Provenienza e attribuzione: A conferma dell’autografia del dipinto, oltre alle osservazioni critiche formulate da Godi, vi è l’uso di un particolare tipo di tela su cui è stato realizzato, del tutto simile a quella utilizzata da Vincenzo Campi per il San Martino o Il trasloco (1585-90) esposto nel Museo Civico Ala Ponzone di Cremona. Si tratta della tela detta “alla parosina”, un tipo di manufatto realizzato in cotone con un fondo ad “occhio di pernice” e trame serrate. Gianpaolo Gregori, tuttavia, in un articolo comparso in “Parma per l’Arte” (2007) ipotizza che l’opera, ora conservata a Fidenza, sia quella citata nelle antiche fonti come già esistente nella chiesa di San Mattia di Cremona e andata smarrita dopo che l’edificio di culto fu soppresso nel 1808 e successivamente venduto a privati.

 

Vincenzo Campi (1536–1591): pittore italiano vissuto a Cremona e attivo in epoca controriformistica, dipinse pale d’altare e anche scene di genere. La sua carriera pittorica si svolse in particolare a Cremona, ma sue opere si hanno anche a Milano, Pavia e Busseto.

 

Giuseppe d’Arimatea: menzionato nel Nuovo Testamento; un uomo ricco e onorato, un proprietario terriero che fa parte del Sinedrio (supremo Consiglio ebraico). Ricorre alla sua posizione altolocata per ottenere da Pilato il corpo di Gesù che, secondo le abitudini dei romani, doveva essere seppellito in una fossa comune. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia.

 

Nicodemo: Dottore della Legge e membro del Sinedrio, provvede insieme a Giuseppe d’Arimatea alla sepoltura di Gesù.