Mattone-reliquia di San Donnino

“Il mattone di terracotta diventato reliquia”

  • Terracotta incisa.
  • sec. XII-XIII ?
  • Lunghezza cm 40; larghezza cm 14,5; spessore cm 6

 

La leggenda racconta che, circa trent’anni dopo la morte di Donnino, il vescovo di Parma venne a conoscenza del fatto che da alcune notti una luce splendeva in un luogo presso la riva del fiume Stirone. Quella notte il vescovo fece un sogno in cui vide il corpo di un santo giacere proprio in quel punto. Egli avviò gli scavi e ritrovò il corpo del santo martire Donnino. Si tratta del primo ritrovamento (inventio).

Siamo nel 1207 a Fidenza: vicino al corpo del martire, riportato in Duomo dopo essere stato spostato alla metà del secolo precedente, a causa dei lavori di ricostruzione della cripta, viene posto un mattone per indicarne l’esatta posizione. Da quel momento e in virtù di questa vicinanza il mattone iniziò ad essere considerato una reliquia.

Su di esso si legge l’iscrizione: «IBI CONDITVS E[ST] COR[PVS] S[AN]C[T]I DOMNINI MARTIS[IS] CHR[IST]I» (“Qui è stato collocato il corpo di san Donnino martire di Cristo”).

Il mattone fu probabilmente rimosso nel 1488 quando nella cripta fu collocata la nuova arca sepolcrale contenente il corpo del santo. Questa rimozione dal luogo originale fu resa nota solo nel 1517.  

Il mattone fu sempre oggetto di devozione da parte dei fedeli; nel XVIII secolo fu realizzata per la sua conservazione una teca-reliquiario in lamine d`argento riccamente lavorate a sbalzo e cesello su un supporto ligneo e sostenuta da quattro piedi a zampa di leone in bronzo dorato.

 

APPROFONDIMENTI

Inventio: Termine latino che significa scoperta, ritrovamento.

Concetto di vicinanza: Al tempo si credeva che il corpo del martire o del santo a cui era dedicata una chiesa, “trasmettesse” la sua santità agli oggetti posti vicino ad esso, per il parallelo che si crea tra il sacrificio di Cristo e quello del martire che dà la vita per testimoniare la propria fede cristiana.

Sbalzo e cesello: Due tecniche che procedono parallelamente, complementari. Sbalzo e cesello sono utilizzati, già a partire III° millennio a.C., presso le antiche civiltà, da quella assira all’egizia, alla minoica, fino alla greca e alla romana. La tecnica a sbalzo è utilizzata per eseguire delle opere scultoree su lastre di rame, oro o altri tipi di supporto, che consente di ottenere un disegno in rilievo. Questa tecnica richiede l’uso dei ceselli, ovvero piccoli scalpelli metallici non appuntiti che servono per abbassare leggermente il metallo. Il cesello è una tecnica di lavorazione utilizzata per ottenere motivi ornamentali a bassissimo rilievo, delineati precedentemente sulla superficie con un tracciatore.